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Stalking cos’è e cosa sapere

Il reato di stalking, purtroppo, da diversi anni ha accresciuto la sua fama, allargandosi anche a diverse casistiche e tipologie. In questa guida cercheremo di affrontare in maniera approfondita il suo significato, la differenza tra denuncia e ammonimento e ancora le diversità tra stalking sul lavoro e condominiale.

Che cos’è lo stalking?

Facilmente comprensibile la sua origine anglosassone, significa letteralmente appostarsi. Il reato di stalking si qualifica con comportamenti reiterati di tipo persecutorio, realizzati da un soggetto nei confronti della sua vittima: si tratta di un insieme di condotte vessatorie, sotto forma di minaccia, molestia, atti lesivi continuati e tali da indurre nella persona che le subisce un disagio psichico e fisico e un ragionevole senso di timore.

Quali comportamenti sono definibili stalking?

I comportamenti che rientrano nelle casistiche di stalking sono vari e vanno dai pedinamenti, cioè appostarsi fuori dall’abitazione o dal luogo di lavoro della vittima, alle telefonate, gli sms e alle e-mail non gradite o dai contenuti osceni fino alle minacce verbali o fisiche.

Purtroppo è proprio questa varietà di comportamenti a rendere difficile, agli addetti ai lavori, individuarne il fenomeno, quindi come si può capire quando si tratta veramente di stalking?

Per prima cosa le molestie devono essere ripetute nel tempo, deve, quindi, trattarsi di più episodi, almeno tre, e non necessariamente dello stesso tipo che si manifestano in un arco temporale limitato, solitamente uno o due mesi.

Deve, inoltre, trattarsi di condotte non apprezzate dalla vittima e tali da suscitare nella stessa sentimenti di preoccupazione, ansia, paura per la propria incolumità o per quella delle persone a lei legate.

I principali tipi di stalking

Questo reato ha due sottospecie diventate ormai un tema a parte e sono:

Stalking occupazionale, ovvero una situazione di conflitto che nasce sul lavoro ma che contrariamente al mobbing o allo straining la cui esistenza è “limitata” al solo ambiente lavorativo, viene messa in pratica anche nella vita privata della vittima.

Si parla di stalking sul lavoro, quando il persecutore o stalker mette in atto dei comportamenti molesti, ripetuti con una certa frequenza (almeno una volta a settimana per più di tre mesi) con lo scopo di danneggiare un’altra persona (vittima), la quale, percepisce tali comportamenti come intrusivi e sgraditi perché messi in atto contro la sua volontà, avvertendoli in associazione ad un certo timore per la propria incolumità.

Stalking condominiale è quel reato commesso da chi pone in essere comportamenti molesti e persecutori nei confronti dei vicini di casa, tanto da ingenerare in loro un grave e perdurante stato di ansia, frustrazione e paura per sé o per i propri familiari e da costringerli a cambiare le proprie abitudini di vita.

Cosa può fare la Legge Italiana?

Vittime di stalking sono soprattutto le donne, talvolta anche gli uomini. Quando stalker è un ex, soggetto in cui è presente la voglia di vendetta, nata per essere stati lasciati o per incapacità di affrontare o di reagire l’abbandono.

Chi subisce atti persecutori o molestie assillanti ha spesso difficoltà a confidarsi con qualcuno per cercare aiuto, sostegno, per paura, vergogna o nella speranza di essere in grado di saper gestire da soli la situazione e che tutto si concluda al più presto. Spesso, però, la vittima sottovaluta il rischio.

Pertanto, il Legislatore ha previsto che la vittima di atti persecutori o meglio di stalking ha sei mesi di tempo per presentare una denuncia per stalking o una querela, con cui esprime la volontà che l’autore del comportamento persecutorio sia perseguito e punito penalmente.

La querela può essere ritirata fino a che non inizi il processo, purché la persona querelata accetti e non siano riportati fatti perseguibili d’ufficio.

Un’altrenativa alla querela

L’ammonimento è un provvedimento amministrativo, che ricade nella sfera di competenza del Questore che, su richiesta della vittima di comportamenti persecutori, valutati i fatti anche sulla base delle informazioni raccolte dagli organi investigativi – ammonisce il molestatore invitandolo ad interrompere il comportamento persecutorio.

Il soggetto vittima di stalking deve presentare un’istanza di ammonimento presso qualsiasi Ufficio di Polizia o Comando dei Carabinieri oppure direttamente presso gli uffici della Divisione Polizia Anticrimine della Questura.

Con la ricezione di tale istanza – che deve essere compilata in maniera dettagliata e documentata per dimostrarne l’attendibilità – il Questore procede ad ammonire oralmente il soggetto nei cui confronti è stato chiesto il provvedimento, invitandolo a tenere un comportamento conforme alla legge e valutando nei suoi confronti l’adozione di eventuali provvedimenti in materia di armi e munizioni. Dell’ammonimento viene redatto un verbale di cui una copia è rilasciata alla vittima ed una all’ammonito.

Speriamo di aver risposto almeno in parte alle vostre domande e ai dubbi su questo reato che come qualsiasi altro deve essere denunciato e mai preso sotto gamba.