Home » società » Mobbing: cosa è e come difendersi

Mobbing: cosa è e come difendersi

Il mondo del lavoro, negli anni, è diventato sempre più agguerrito e spietato, ma qual è il significato del termine mobbing? Il mobbing sul lavoro è un reato? In questa guida cercheremo di spiegare come difendersi dal mobbing, come dimostrarlo e soprattutto cosa fare, cercando, se possibile, di evitare le denunce.

Cos’è il mobbing sul lavoro

Partiamo con la definizione base di mobbing: si intende quella pratica persecutoria o di violenza psicologica attuata o dal datore di lavoro o dai colleghi nei confronti di un lavoratore per costringerlo alle dimissioni.

Purtroppo, il mobbing sul lavoro è una pratica molto diffusa, poco conosciuta e troppo spesso tollerata dalla vittima per la paura di perdere il posto di lavoro, nonostante lo stress psicologico a cui viene sottoposta da colleghi o dallo stesso datore.

I casi di mobbing, però, non vanno assolutamente sottovalutati poiché in alcuni casi, come testimoniato da diversi studi sul tema, può condurre all’invalidità psicologica, tanto da poter parlare di malattie professionali e di infortuni sul lavoro.

Non tutto è mobbing

Il mobbing non va confuso con le controversie che si possono quotidianamente verificarsi nell’ambiente di lavoro. È bene precisare, infatti, che affinché si possa parlare di mobbing sul lavoro devono persistere alcuni elementi come:

  • la molteplicità di comportamenti di carattere persecutorio, illeciti o anche leciti se considerati singolarmente, che siano stati posti in essere in modo miratamente sistematico e prolungato contro il dipendente con intento vessatorio;
  • l’evento lesivo della salute o della personalità del dipendente;
  • il nesso eziologico tra la condotta del datore o del superiore gerarchico e il pregiudizio all’integrità psico-fisica del lavoratore;
  • la prova dell’elemento soggettivo, cioè dell’intento persecutorio.

Le conseguenze del mobbing sul lavoro

L’obiettivo del mobbing è quello di eliminare una persona ritenuta in qualche modo scomoda, portandola anche al licenziamento o alle dimissioni. L’elemento principale spesso è la competizione, associata all’antipatia o alla gelosia nei confronti di quella persona. Esistono delle vere e proprie strategie aziendali a tale scopo che, tra le altre cose, causano:

  • emarginazione;
  • diffusione di maldicenze;
  • assegnazione di compiti dequalificanti;
  • pregiudizio dell’immagine sociale nei confronti di clienti e superiori;
  • sabotaggio del lavoro.

E purtroppo le conseguenze sul lavoratore vittima sono davvero devastanti, perché possono portare a:

  • problemi psichici;
  • disturbi psicosomatici;
  • depressione;
  • danno all’azienda stessa che registra un calo della produttività nei reparti in cui un lavoratore subisce mobbing dai colleghi;
  • suicidio, nei casi più gravi.

Il mobbing è un reato?

La giustizia italiana può rispondere a questa domanda in due modi. In ambito penale non esiste il reato di mobbing. Il giudice dovrà esaminare le condotte commesse ai danni della vittima per accertare se gli atti posti in essere possano configurare delle fattispecie di reato. Si potrà parlare eventualmente di molestie sessuali, maltrattamenti, ingiuria, diffamazione, stalking e violenza privata.

Diversa la situazione in ambito civile ove si dovrà valutare se gli atti persecutori abbiano leso dei diritti della vittima e arrecato ad essa dei danni risarcibili.Il lavoratore che ritenga di aver subito un danno dalla condotta del datore di lavoro o dei colleghi dovrà rivolgersi al giudice del lavoro e provare:

  • la situazione di mobbing, cioè le condotte vessatorie poste in essere nei suoi confronti
  • il dolo da parte dell’autore
  • il danno ingiusto come effetto dei comportamenti lesivi.

Cosa fare se si è vittime di mobbing sul lavoro?

La vittima di mobbing può e deve cercare sostegno grazie alle associazioni specifiche, i sindacati, i medici. Si può inoltre fare una denuncia contro i soggetti colpevoli, presentando una documentazione come prova e facendo richiesta di risarcimento del danno subito.

I danni di cui si può domandare il risarcimento sono di natura:

  • patrimoniale: danno emergente (quali spese mediche) e lucro cessante (quantificabile sempre in una somma di denaro, ad esempio per perdita di chance o ridotta capacità di produrre reddito); danno alla professionalità, ossia il danno derivante dalla ridotta possibilità di carriera per demansionamento o dequalificazione professionale (assegnazione al lavoratore di mansioni inferiori alle sue competenze e inquadramento).)
  • non patrimoniale: il danno alla lesione dell’integrità psico fisica dell’individuo (danno biologico);

Speriamo che se state leggendo questa guida sia solo per vostra informazione o perché avete letto una notizia sul giornale e che non siate voi i diretti interessati. Se fosse così, la cosa importante che dovete ricordare è che non dovete lasciarvi intimidire e denunciare il vostro persecutore.